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no l'occasione, che le gatte portino in casa un topolino, oppure un uccellino o una lucertola ancora vivi ma tramortiti, certo non un bello spettacolo, per presentarli poi di fronte a noi. Sarebbe, per loro, la prima lezione del comportamento di predazione che vorrebbero, bontà loro, propinarci! E noi saremmo, nell'occasione, i loro amati figli!!!".


gia predatoria dell'uno, quanto più s'affina quella antipredatoria dell'altro. Il guaio è, però, che nell'ambiente non ci sono solo loro, preda e predatore. C'è un terzo incomodo, un parassita, il Toxoplasma condii, un organismo unicellulare che deve spendere parte della sua vita nel cervello o nei muscoli di un ratto (l'ospite intermedio), mentre per l'altra parte deve albergare nell'intestino di un gatto (l'ospite definitivo). Davvero un bel problema evolutivo, perché l'interesse della preda (il ratto) è in conflitto con quello del parassita. Succede così qualcosa di straordinario: l'essere microscopico riesce, dalla sua postazione nel cervello del ratto, a fargli cambiare, in modo mirato, il comportamento, fino a teleguidarlo nella pancia del gatto. Potremmo dire che il ratto perde il suo libero arbitrio, infatti non fa più ciò che vuole o che gli conviene, perché c'è un alieno nel suo profondo che lo spinge alla rovina. "

































































































































